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Sul bus, gli autisti si raccontano
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Sulle strade della periferia Est, dove sono frequenti gli episodi di maleducazione e violenza ai danni degli autisti dei bus. Torre Angela, Tor Bella Monaca, Colle Prenestino. Qui il servizio di trasporto serve un’utenza variegata, molto diversa rispetto a quella di dieci anni fa, quando i tempi di attesa erano inferiori ma la sicurezza dell’autista era meno garantita. Oggi si respira un disagio diffuso. Quasi sempre basta un ritardo a scatenare la rabbia. E il bersaglio diventa il conducente, anche se incolpevole, che come unica difesa ha la cabina chiusa e le telecamere di cui sono dotati i nuovi bus acquistati dal consorzio di privati, la Roma Tpl, come prevede il contratto con Roma Capitale per la gestione di circa 100 linee di bus periferiche della città.

“Oggi - dicono alcuni conducenti che incontriamo nel deposito di Roma Tpl di Tor Cervara - si lavora in clima di maggiore aggressività, a contatto con un’utenza insoddisfatta del servizio che proprio in periferia ha subito i tagli maggiori”. L’ultimo episodio grave si è verificato a Tor Bella Monaca, il primo febbraio, quando è stato aggredito un autista dello 057, accusato di aver saltato una fermata. Gli aggressori, tre ventenni, hanno sfondato a pugni il vetro della cabina.

Gli autisti che si trovano al volante del bus sono consapevoli di poter diventare facilmente un bersaglio delle minacce. Specialmente di notte. “I più impazienti sono i più giovani – spiegano i dipendenti di Roma Tpl - ma spesso anche gli stranieri si lasciano andare ad atteggiamenti aggressivi, anche solo a parole. Gli utenti sono lavoratori che devono raggiungere, anche di domenica, il posto di lavoro. Ma il bus passa ogni 30 o 40 minuti”.
Una situazione di tensione che, quotidianamente, si respira in tutta la periferia.

Paolo Petrucci

Primo e unico riferimento per le proteste sui disagi


Tagli al servizio, guasti, incidenti e tante corse perse per sosta selvaggia, cantieri, manifestazioni. Il trasporto pubblico romano di superficie è in difficoltà da anni. E gli utenti pagano il conto. Con i disagi. Il fronte di contatto è rappresentato soprattutto dai conducenti, il più delle volte, a loro volta “vittime” di un sistema non efficiente. Chi di loro non si comporta bene, una minoranza, peggiora le cose.

Un bus non passa per tante ragioni ma chi attende alla fermata, facilmente, manifesta la sua insoddisfazione con chi è alla guida della vettura. Del resto quale altro interlocutore ha per protestare? Ma ogni bus ha una sua tabella di marcia e quell’autista, quasi sempre, sta facendo di tutto per rispettarla.

Storie..dal posto guida Claudio: “Ora c’è meno solidarietà”

Claudio Novelli, 40 anni,
da 10 lavora sulle linee della Roma Tpl. È nato a Tor Bella Monaca, conosce la grammatica della borgata e le atmosfere delle varie zone. Sa come rispondere per far cadere una provocazione e per cercare il dialogo nei momenti di tensione. “Rispetto ad alcuni anni fa il clima è molto diverso. C’è meno solidarietà tra utenti e autisti, ritenuti responsabili delle attese. Oggi basta un ritardo a scatenare una reazione violenta. Gli utenti, dallo smartphone, leggono i tempi di attesa - aggiunge - ma basta un ritardo di 5 minuti per incattivirli. L’altro giorno, mentre ero in servizio sullo 053, a Torre Angela, appena salito, un ragazzo mi ha detto a testa de…, è mezz’ora che aspetto. Certo non poteva sapere che ero stato bloccato da un’auto in doppia fila. La reazione degli utenti qui è molto diversa, più istintiva, da quella che ci si può aspettare in zone più centrali, dove la sosta selvaggia è addirittura peggio”. Molti autisti vengono intimoriti e le aggressioni possono degenerare. “Gli utenti sono spesso esasperati – conclude - perché le linee periferiche sono quelle che hanno subito i tagli maggiori e il servizio ne risente”.

Paolo Petrucci


Deborah: “Noi bersagli più facili”

Laureata, appassionata di sport e madre
di una bimba di due anni. Deborah D’Ulisse, 45 anni, da 11 in Roma Tpl. Una donna alle prese anche con gli insulti degli utenti insoddisfatti. “Noi autiste siamo considerate più fragili e quindi un bersaglio più facile. Il mancato rispetto delle tabelle di marcia - spiega - sono spesso dovuti alla sosta selvaggia, alle deviazioni per avvallamenti o agli incidenti. Insulti e minacce arrivano in un attimo”. Come difendersi? ”Non cado mai nella provocazione. Molte volte avverto che sospendo la corsa se continuano gli insulti e avverto la centrale con il pedale di allarme. Spesso torna la calma, ma purtroppo non sempre.
Cinque anni fa sono stata aggredita. Il protagonista dell'aggressione è stato arrestato e la situazione non è degenerata. Tra noi autisti c’è molta solidarietà e mi piacerebbe che fosse così anche con i passeggeri”. Deborah sognava fin da bambina di poter guidare gli autobus. “Una vera passione. Così ho preso le patenti, ho fatto domanda. Mi sono anche laureata in Scienze dell’Educazione e della Formazione. Per me è fondamentale lo sport. Mi serve a scaricare la tensione e a fare meglio la madre".

Paolo Petrucci

ULTIMA MODIFICA 15 febbraio 2016 08:56
PUBBLICAZIONE
09 febbraio 2016 08:22
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